In un’epoca dominata da messaggi istantanei e social media, gli alunni e le alunne delle classi quarte del Plesso Crespi hanno riscoperto il fascino senza tempo della carta e della penna. Dopo aver studiato la struttura della lettera in italiano, i bambini e le bambine non si sono limitati agli esercizi sul quaderno, ma hanno dato vita a un’iniziativa di solidarietà e vicinanza umana che ha superato i cancelli della scuola.                                                                           Sotto la guida delle insegnanti e con la preziosa collaborazione della maestra Anto, referente della “Scuola in Ospedale”, è nata una corrispondenza speciale con i piccoli pazienti del reparto di Pediatria dell’Ospedale di Busto Arsizio.                                                           Il lavoro è iniziato in classe: i bambini e le bambine, lavorando in coppia, hanno scritto ai loro “amici e amiche di penna” raccontando di sé e ponendo domande per conoscersi. Ma il tocco magico è stato grafico: ogni busta è stata decorata solo a metà, chiedendo ai destinatari e alle destinatarie di completare il disegno iniziato, trasformando la lettera in un’opera d’arte condivisa a distanza. La risposta è stata altrettanto generosa: i minorenni del reparto hanno infatti ricambiato il pensiero creando degli originali stickers fatti con le margherite raccolte nel prato dell’ospedale, trasformando un elemento della natura in un simbolo di amicizia.                                                                                                                                   Le risposte sono arrivate dopo circa un mese — un segno positivo, poiché significa che fortunatamente i minorenni ricoverati in ospedale sono stati pochi. Attraverso una presentazione Canva, la maestra Antonella Gallazzi ha mostrato ai bambini e alle bambine del Crespi la realtà quotidiana della scuola in corsia.                                                                                         In una lettera dedicata a tutta la classe, la maestra ha spiegato che non tutti i ragazzi e le ragazze avevano potuto scrivere fisicamente di proprio pugno: a causa di flebo o gessi, molti di loro hanno utilizzato il computer o hanno dettato i loro pensieri proprio alla maestra Anto. Questo ha permesso di riflettere sulla profonda forza delle parole, capaci di viaggiare anche quando le mani sono affaticate.

Il progetto si è concluso con un momento di grande condivisione: le due classi hanno collaborato alla creazione di un grande cartellone collettivo su cui sono state raccolte tutte le lettere scambiate. Ogni studente e studentessa ha partecipato attivamente, mettendo in gioco le proprie competenze per dare vita a un mosaico di storie. Oggi il cartellone è appeso in corridoio, a disposizione di chiunque voglia fermarsi a leggere. Se per le classi quarte questa esperienza è stata una profonda lezione di vita e di empatia, per i ragazzi ricoverati è stata una boccata d’aria fresca. Ricevere pensieri colorati e domande curiose ha regalato loro un momento di spensieratezza, portando un pizzico di “normalità” tra le mura del reparto.                                                                                                

Un piccolo gesto che ricorda a tutti noi come, a volte, bastino un francobollo e un po’ di cuore per far sentire qualcuno meno solo.

maestra Chiara